5 approcci diversi per definire un problema
5 approcci, metodi e stili diversi in estrema sintesi per definire un problema e comprenderlo a fondo per poterlo trasformare in opportunità di crescita e cambiamento.
Definire un problema come Manager
Per definire correttamente un problema,
occorre analizzare la situazione in modo specifico, oggettivo e concreto,
distinguendo i sintomi dalle cause profonde. È necessario descrivere l'ostacolo
attuale, identificare l'obiettivo desiderato, raccogliere dati, coinvolgere gli
stakeholder e definire parametri di successo verificabili, evitando di saltare
subito alle soluzioni.
Ecco gli elementi
chiave per una corretta definizione del problema:
- Analisi oggettiva: Descrivere la situazione attuale basandosi su
fatti e dati, non su opinioni o emozioni.
- Identificazione del "perché" (Root
Cause): Andare oltre il sintomo evidente per
trovare la vera causa sottostante, spesso usando tecniche come i "5
Perché".
- Definizione dell'obiettivo (Stato Futuro): Chiarire con precisione qual è il risultato
desiderato una volta che il problema sarà risolto.
- Contestualizzazione: Capire dove, quando e come si verifica il
problema, parlando con le persone coinvolte e analizzando l'ambiente.
- Specificità: Evitare definizioni vaghe; il problema deve essere circoscritto
e chiaramente delimitato.
Definire
un problema come Coach
Definire un
problema nel coaching non significa solo identificare una difficoltà,
ma inquadrarla in modo tale che il cliente possa passare dallo stato di
"blocco" all'azione concreta. Il coach non risolve il problema al
posto del cliente, ma aiuta a ridefinirlo per renderlo
affrontabile.
Ecco cosa serve,
strutturato per fasi, per definire un problema in modo efficace in un percorso
di coaching:
1. Cambio di
Prospettiva: Dal "Problema" all' "Obiettivo"
- Ridefinire il problema come obiettivo: Spesso il cliente arriva con un lamento (es:
"Non riesco a gestire il tempo"). Il coach trasforma la
necessità in un obiettivo positivo (es: "Cosa vuoi ottenere
concretamente?").
- Focus sul futuro, non sul passato: Invece di chiedere ossessivamente "Perché
è successo?", il coach si concentra su "Cosa vuoi che accada
ora?".
- Separare il problema dal contesto: Il problema non è il "centro" della persona, ma un punto di osservazione per comprendere come essa si relaziona alle proprie capacità.
2. Strumenti
Operativi per la Definizione (Analisi della Domanda)
- Definizione Operativa (5W2H): Serve definire il problema in modo concreto:
Cosa succede esattamente? Quando? Dove? Con chi? Come?.
- Identificare le "Soluzioni Tentate" (e
fallite): Capire cosa il cliente ha già provato a
fare per risolvere il problema, ma che non ha funzionato, per evitare di
ripetere gli
- Individuare le Eccezioni: Identificare i momenti in cui il
problema non si presenta o è meno intenso. Questo rivela
le risorse già in possesso del cliente.
- Analisi delle Convinzioni
Limitanti: Scoprire quali
pensieri distorti o credenze negative ostacolano la risoluzione.
3. Competenze del Coach per Inquadrare il Problema
- Ascolto Attivo e Profondo: Andare oltre le parole, ascoltando le
emozioni e ciò che non viene detto.
- Domande
Potenti (Maieutica): Fare domande aperte che stimolano la riflessione, non consigli.
- Empatia e Partnership: Creare uno spazio sicuro (partnership
paritetica) dove il cliente si sente libero di esplorare il problema
senza giudizio.
4. Framework Strutturati
- Modello GROW: Molto usato per definire il Goal
(Obiettivo) partendo dalla Reality (Realtà attuale/problema).
- Problem Coaching / PURIST: Un approccio che analizza il problema
attraverso le fasi: P-roblema, U-nderstanding (Contesto), R-esult
(Obiettivo), I-deas (Opzioni), S-olution, T-imeframe.
- Cosa NON serve
- Dare consigli
diretti: Il coach non dice
cosa fare. Il cambiamento avviene solo se il cliente trova la soluzione
da sé.
- Analisi psicologica profonda: Il coach non cura traumi passati, ma lavora sul presente per il futuro.
- In sintesi, per definire un
problema serve trasformare una lamentela vaga in un obiettivo
specifico, misurabile e raggiungibile, spostando il focus dal
"perché" al "come".
Definire un problema come terapeuta
Definire un
problema in ambito terapeutico (psicologia, psicoterapia, counselling) non
significa solo individuare un sintomo, ma inquadrare la situazione in modo
operativo per generare un cambiamento. Questo processo, spesso chiamato problem
setting, richiede precisione, analisi del contesto e delle tentate
soluzioni.
Ecco cosa serve per
definire un problema in modo efficace se sei un terapeuta:
1. Passaggio dal
"Problema" al "Sintomo Specifico"
- Descrittori concreti: Il problema deve essere definito in termini
descrittivi, visibili e attuali, non astratti.
- Contestualizzazione: Chiedere "quando", "dove"
e "con chi" il problema si manifesta.
- Quantificazione: Capire con quale frequenza e intensità si presenta il problema.
2. Analisi del
Funzionamento Attuale (Come si mantiene)
- Tentate Soluzioni (Approccio Strategico): Indagare cosa il paziente ha fatto finora per
risolvere il problema. Spesso le soluzioni tentate fallimentari mantengono
o peggiorano il problema.
- Risposte emotive e comportamentali: Identificare le reazioni automatiche
del 3. Prospettive e
Significati
- Indagine soggettiva: Non dare per scontato il significato che il
paziente dà al problema. È fondamentale comprendere il significato
personale e culturale che il problema ha per lui.
- Molteplicità di
angolazioni: Guardare il problema
da diversi punti di vista (quello del paziente, quello delle persone
coinvolte, quello esterno del terapeuta).
- 4. Concordare l'Obiettivo
- Scenario risolto: Chiedere al paziente "come saprebbe che
il problema è risolto?" o "quali piccole cose cambierebbero
nella sua vita se il problema non ci fosse?".
- Obiettivi SMART: Trasformare la richiesta vaga in obiettivi
specifici, misurabili, raggiungibili, rilevanti e definiti nel
tempo.
- 5. Tecnica del
"Peggioramento" (Approccio Strategico)
- "Come potrei peggiorare la situazione?": Domandare al paziente cosa dovrebbe fare (o non fare) per peggiorare intenzionalmente la propria situazione. Questo inverte la prospettiva, rende il paziente consapevole delle sue azioni nocive e solitamente fa emergere la soluzione speculare.
- In sintesi, la definizione
del problema richiede:
- Problem
Finding: Riconoscimento
dell'ostacolo.
- Problem
Setting: Definizione concreta
e attuale.
- Analisi: Scomposizione in elementi più piccoli e
gestibili.
- Spendere
tempo a definire bene il problema (problem setting) facilita enormemente
la fase di soluzione.
Definire un problema operatore
olistico
Definire un
problema in ambito olistico significa andare oltre il sintomo fisico per
comprendere il disagio nella sua totalità (corpo, mente, spirito), agendo come
facilitatori del benessere e non come medici.
Ecco cosa serve per
definire un problema con un approccio olistico:
1. Ascolto Attivo
ed Empatico (Colloquio Iniziale)
- Ascolto olistico: Andare oltre le parole, cogliendo sfumature,
toni di voce, silenzi ed emozioni.
- Domande aperte: Porre domande che permettano al cliente di esplorare il proprio
vissuto interiore, non solo fisico.
- Sospensione del giudizio: Creare uno spazio sicuro e accogliente in cui
il cliente si senta libero di aprirsi.
2. Osservazione e
Consapevolezza Corporea
- Lettura del corpo: Osservare la postura, la tensione muscolare,
il respiro e le espressioni facciali per cogliere messaggi non verbali.
- Contatto e tocco: Utilizzare il tatto (se previsto dalle
tecniche praticate) per "ascoltare" dove l'energia è bloccata o
dove c'è fatica fisica.
3. Strumenti di
Anamnesi Olistica
- Scheda Conoscitiva del Cliente: Utilizzare moduli specifici per
raccogliere
- informazioni su abitudini,
alimentazione, qualità del sonno, stress e stati infiammatori, che
aiutano a inquadrare la situazione psico-fisica.
- Analisi energetica: (A seconda della specializzazione)
Valutazione dei chakra, dei meridiani o dell'aura.
4. Visione d'Insieme (Approccio Sistemico)
- Unire i puntini: Collegare il sintomo attuale (es. mal di
schiena) a uno stato emozionale o a un evento della vita del cliente.
- Contesto di vita: Considerare l'ambiente circostante, le relazioni e lo stile di vita del cliente.
5. Definizione dei Confini Professionali (Legge 4/2013)
- Riconoscere i limiti: L'operatore olistico non fa
diagnosi mediche, non prescrive farmaci e non cura
patologie. Il problema va definito come "squilibrio
energetico", "tensione", "stress" o
"mancanza di armonia".
- In
sintesi: Per
definire un problema serve empatia, osservazione
globale e la capacità di tradurre il disagio in un percorso
di riequilibrio energetico o di benessere.
Definire un problema come Radiestesista
Per definire
correttamente un problema in radiestesia, il radiestesista non si affida solo
allo strumento (pendolo o bacchetta), ma deve seguire un protocollo
mentale e operativo preciso per garantire l'affidabilità della risposta,
evitando che la mente conscia interferisca con il risultato.
Ecco cosa serve,
diviso per passaggi fondamentali:
1. Definizione
Mentale e Preparazione
- Neutralità Mentale ("Non-pensiero"): Il radiestesista deve essere un "canale
neutro". Deve sospendere ogni aspettativa, desiderio o giudizio sulla
risposta per non influenzare il movimento del pendolo.
- Stato Mentale Alpha o Theta: È consigliato raggiungere uno stato di
rilassamento profondo (frequenze cerebrali ridotte) per migliorare la
connessione.
- Intenzione Chiara: La mente deve essere focalizzata
esclusivamente sulla domanda da porre.
2. Formulazione
della Domanda
- Precisione e Semplicità: La domanda deve essere specifica, chiara e
preferibilmente strutturata per avere una risposta "Sì/No" o una
misurazione percentuale.
- Evitare Ambiguità: Domande vaghe portano a risposte
inaffidabili.
- 3. Strumenti e "Testimone"
- Testimone (o
"Sample"): Serve un
elemento che colleghi l'operatore al soggetto della ricerca (persona,
oggetto, luogo). Può essere una foto, una ciocca di capelli, una firma, o
anche solo un nome scritto su un foglio.
- Strumento Radiestesico: Pendolo, biotensor o bacchette (in metallo o
legno).
- Convenzione Mentale: Il radiestesista deve aver stabilito in
anticipo cosa significano i movimenti (es: orario=Sì,
antiorario=No).
- 4. Protocollo di Ricerca
- Predisposizione
dell'ambiente: L'ambiente di lavoro
deve essere calmo e privo di interferenze.
- Centratura: Esercizi di respirazione o focalizzazione per
entrare nel "flusso".
- Verifica della possibilità
di operare: Prima di iniziare, il
radiestesista chiede se è il momento e il luogo giusto per ottenere una
risposta corretta (il cosiddetto "test di controllo").
- Utilizzo dei
Quadranti (opzionale): Per ricerche complesse, si usano grafici o quadranti
radiestesici che aiutano a definire il problema selezionando tra diverse
opzioni.
In sintesi, la definizione del problema richiede intenzione,
neutralità, un testimone del soggetto e la corretta tecnica di domanda
